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Il linguaggio dell’import-export

01.07.2015

Nel mondo dell’economia le attività di import e di export ricoprono un ruolo fondamentale.

Tale affermazione non vale soltanto per il mondo odierno, della globalizzazione e dell’abbattimento dei confini di lingua o di qualsivoglia natura: il commercio e lo scambio di beni tra diversi Paesi ha sempre rivestito un ruolo di grande importanza nella storia, fin dalle civiltà più antiche. Il termine “import” viene tradotto semplicemente come “importazione” e “export”, può banalmente essere reso nella nostra lingua come “esportazione”. Alla luce di ciò, a chiunque risulterà semplice ricordare come anche sui banchi di scuola ci è stato insegnato, che anche i Sumeri, gli Assiri, i Babilonesi e molte altre civiltà antiche integravano la loro economia con l’importazione e l’esportazione.

Per “importazione” o, traducendo, “import” si intende l’insieme dei beni merceologici e dei servizi che uno Stato acquista da un altro. Chiunque si occupi di tale settore finanziario deve conoscere perfettamente la lingua dei venditori o dello stato dal quale viene importato il bene. Conoscere la lingua è fondamentale per interpretare le trattative, tradurre gli accordi, comunicare e comprendere le caratteristiche del prodotto.

Non è sufficiente conoscere la lingua generica, bensì è consigliabile specializzarsi anche nel linguaggio settoriale e affine al prodotto merceologica per il quale viene effettuata la trattativa.

L’”esportazione” o “export” è sostanzialmente la vendita di beni e servizi in un altro paese.

In Italia l’esportazione  viene apprezzata e ben considerata; la possibilità di esportare prodotti “made in Italy” e di venderli in nazioni parlanti lingue diverse dalla nostra è un’occasione alla quale quasi ogni commerciante ambisce. Il termine “made in Italy” indica che un certo prodotto è interamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia. L’espressione nacque difesa dell’italianità dei prodotti soprattutto in quattro principali settori: moda, cibo, arredamento e meccanica. Se anche il Made in Italy è apprezzato e riconosciuto in numerosi paesi, aventi culture, lingue e usi differenti tra loro, ciò non toglie che il bravo venditore italiano debba conoscere alla perfezione il linguaggio della vendita.

Saper presentare con un linguaggio accattivante, coinvolgente e invitante il potenziale acquirente è un elemento necessario per la buona riuscita della vendita. Il linguaggio della vendita va appreso con l’esperienza, ma non è l’unico del quale deve fornire il suo bagaglio culturale, il bravo venditore. L’azienda che decida di occuparsi di export deve anche assicurarsi che i suoi dipendenti conoscano molto bene la lingua parlata nel paese acquirente.

Non stiamo facendo riferimento soltanto al linguaggio della vendita, ma anche a quello economico, ai termini in lingua dei quali deve servirsi chi si occupa, all’interno dell’azienda, della parte burocratica ed economica, di transazione e legale.